I mulini
Anche Ravenna ebbe i suoi mulini idraulici. Il più antico, il cosiddetto “mulino vecchio”, poi conosciuto come Mulino Lovatelli o “molinaccio”, era già presente nel XIII secolo. La presenza dei mulini viene ricordata oggi dalla toponomastica con la circonvallazione al Molino e via Molino, e ha dato anche il nome al circolo “I Mulner”. I mulini sono stati a lungo uno dei cardini dell’economia cittadina, al centro di lotte e contese: chi aveva il controllo sulla produzione della farine aveva un grande potere.
Federico I Barbarossa conferma a Ugone, abate di S. Lorenzo in Cesarea, i beni concessi dai suoi precedessori, fra cui due mulini, anno 1177 (copia autentica del 1346)
ASRa, Corporazioni religiose, Canonica di S. Maria in Porto, a. 1177, n. 553
Nella parte inferiore di una delle carte più antiche della città conservate dall’Archivio di Stato di Ravenna si possono individuare due mulini, nell’attuale zona di borgo San Rocco. La pianta non è datata, ma è comunque collocabile, a parere degli studiosi, nel XVII secolo. Vi si riconoscono le mura, la Rocca, le vie di ingresso e i fiumi Ronco e Montone, che hanno abbracciato la città dall’epoca comunale fino al XVIII secolo.
Il “mulino vecchio” si trovava fuori porta San Mama, alimentato da un canale che prendeva le sue acque dal fiume Montone. Successivamente entrò in funzione nel borgo fuori Porta Sisi il “Mulino nuovo”, alimentato dal fiume Ronco, chiamato anche “mulino del macello”, perché ebbe anche la funzione di mattatoio verso la metà del 1500.
Nota manoscritta di Gaetano Savini che descrive il mulino
Gaetano Savini, Piante panoramiche, 1903, vol. VI, pp. 24-25
Inventario del “Mulino nuovo” nel borgo di Porta Sisi redatto dal notaio Domenico Mercati, anno 1546. In quel tempo era ancora di proprietà dell’Arcivescovo
Agli inizi del cinquecento emergono i primi contrasti tra la mensa arcivescovile, che era proprietaria dei mulini per antico diritto, e la Comunità che li aveva in enfiteusi. Le chiuse necessarie al loro funzionamento contribuivano inoltre a complicare il già travagliato rapporto fra Ravenna e le acque. Mentre la Santa Sede nega la legittimità dei diritti della Comunità sull’utilizzo degli impianti e conferma la piena proprietà e potestà all’arcivescovo, cresce il malcontento popolare, alimentato dai continui allagamenti causati dalla rete idraulica necessaria al funzionamento delle macine, e dalla volontà di rompere il monopolio ecclesiastico sui mulini.
Papa Clemente VII autorizza Bartolomeo Valori a costruire un mulino nel territorio di Ravenna, anno 1533
Si noti il sigillo in cera rossa e treccia di pergamena, detto anulus piscatorius, con iconografia di S. Pietro che trae una rete in barca
ASRa, Corporazioni religiose, Abbazia di San’Apollinare in Classe, vol. 194, c26v
Abbiamo notizia di violente rivolte popolari nel corso del XVI secolo, come il cosiddetto “fatto dei mulini”: 1563 la Comunità distrusse le famigerate chiuse necessarie al loro funzionamento. Raggiunto comunque il controllo degli impianti, la Comunità li seppe sfruttare con alterne fortune. Nella storia dei mulini cittadini entrano allora gli imprenditori privati, come Guido Carlo Rasponi, e la loro complicata vicenda, carica di tensioni sociali e politiche motivate dalla centralità di questi impianti per l’economia e la sussistenza della popolazione ravennate, si intreccerà sempre più con l’incessante questione della sistemazione idrica della città.
Pianta e profilo per l’escavazione del Canale Naviglio Alberoni, anno 1747
Nella pianta di A. Farini sono tracciati gli alvei abbandonati dei fiumi Ronco e Montone, il Mulin Vecchio (lettera C) e poco a valle lo scarico dell’edificio ormai abbandonato del mulino nuovo
ASRa, Corporazioni religiose soppresse, Sant’Apollinare in Classe, vol. 334, n. 12
Il nuovo macello
Il nuovo Macello comunale fu costruito tra il 1897 e il 1900, su progetto di Costantino Pirotti. L’edificio era formato da sette fabbricati in mattone scoperto, l’ingresso è racchiuso fra due ali simmetriche, e presenta un cancello in ferro della Savini, Babini e Sangiorgi. Nei bassorilievi rotondi, opera dello scultore Attilio Maltoni, sono rappresentati la testa di un bovino, di un suino, di un ovino e di un gallo. Sorgeva in prossimità di uno dei mulini di Ravenna, detto “del macello”, ed entrambi utilizzavano il medesimo canale.
Descrizione del Macello nuovo e del Macello vecchio di Gaetano Savini, anno 1908
Gaetano Savini, Piante panoramiche, vol. VI, pp. 48-49
A poca distanza dal nuovo macello si trovava il fabbricato che era servito da macello fino ad allora ed era poi diventato stazione di monta dei cavalli del Governo; era un ambiente unico posto a cavallo del canale del molino.
L’ala destra del nuovo Macello è andata distrutta in seguito ai bombardamenti del 1944. Nonostante la stesura del progetto di ricostruzione dell’Ufficio tecnico datato 13 luglio 1946, il macello non è più stato restaurato.
Relazione sui danni subiti dal macello comunale
ASRa, Ufficio del Genio Civile di Ravenna, serie K, b. 2