esodo giuliano-dalmata ,
L’accoglienza dei profughi A ravenna

L’assegnazione degli alloggi ai profughi giuliani

Le distruzioni causate dalla seconda guerra mondiale al patrimonio immobiliare italiano avevano creato una grave crisi di alloggi. A questa già drammatica situazione si aggiunge il problema di dare una casa agli esuli giuliani e dalmati.

Nel 1947 l’allora Comitato Giuliano di Roma avanza delle richieste al Ministero dell’Interno, mettendo in evidenza la particolare situazione dei profughi della Venezia Giulia e della Dalmazia e chiedendo che, nell’assegnazione degli alloggi costruiti dagli Enti Case Popolari e dall’Istituto nazionale per le case degli impiegati statali (INCIS), venisse fissata una aliquota preferenziale a favore dei profughi delle terre cedute. Il 23 gennaio 1947 il Ministero dei Lavori Pubblici invia quindi agli Istituti per le Case Popolari e all’INCIS la nota 863, chiedendo di favorire i profughi giuliani e dalmati nelle assegnazioni degli alloggi. A seguito di tale disposizione nel 1948 a Ravenna vengono quindi concessi agli esuli giuliano-dalmati sedici appartamenti dell’Istituto delle Case Popolari. La Commissione, appositamente costituita e riunitasi presso l’Ufficio Provinciale Assistenza Post-Bellica di Ravenna il 13 marzo 1948, dopo aver valutato la graduatoria stilata dal Comitato Provinciale per la Venezia Giulia e Zara, procede con la prima assegnazione degli alloggi ai profughi.

Nel 1949 il Comitato riesce a ottenere dal Ministero dei lavori pubblici l’assegnazione ai profughi giuliani e dalmati del 5% degli alloggi dell’Istituto per le Case Popolari e dell’INCIS.
A Ravenna questa percentuale è già raggiunta, come si evince dalla annotazione del Prefetto sul documento del 17 maggio del 1949: “Il numero degli alloggi riservati e assegnati ai profughi giuliani è superiore alla aliquota percentuale indicata nell’acclusa circolare“.

Un altro provvedimento significativo per l’assistenza ai profughi giuliano-dalmati è rappresentato dalla L. 4 marzo 1952, n. 137, che all’art. 17 sancisce l’obbligo per gli Istituti autonomi delle case popolari e l’United Nations Relief and Rehabilitation Administration-Centro autonomo di soccorso ai senzatetto (UNRRA-Casas) di riservare ai profughi l’aliquota del 15 per cento degli alloggi costruiti ed abitabili a partire dal 1° gennaio 1952. A Ravenna, la Speciale Commissione incaricata dell’assegnazione degli alloggi ai profughi viene istituita con Decreto prefettizio n. 19876 del 18 novembre 1952.

Nel 1956 il Ministero dell’Interno dispone il trasferimento a Ravenna di sei baracche più una per i servizi, da adibire a sistemazione provvisoria dei profughi giuliani. Il progetto, che vede il coinvolgimento del Comune di Ravenna in qualità di concessionario di un’area di terreno posta in località “Fabbrica Vecchia” (frazione Marina di Ravenna), fallisce a causa dei costi eccessivamente onerosi calcolati dal Genio Civile, necessari per l’installazione delle baracche prefabbricate.

Sempre nel 1956, ai sensi dell’art. 18 e segg. della già citata L. 137/1952, il Ministero dei Lavori Pubblici approva la costruzione di venticinque alloggi in favore di profughi giuliani e dalmati nel comune di Ravenna. Tale iniziativa, resasi necessaria a seguito della saturazione della possibilità alloggiativa di Trieste a causa della presenza di oltre 21.000 profughi, viene decisa anche in previsione dell’opportunità lavorativa che la fabbrica dell’ANIC, allora in costruzione, potrà offrire ai capo-famiglia assegnatari degli alloggi.

Con successivo decreto del 20 gennaio 1957, il Ministero dispone il trasferimento a Ravenna dei programmi edilizi di Cassino, Ferrara, Formia, Gaeta e Verona per complessivi centotrentotto alloggi, a cui vanno aggiunti i venticinque già approvati, per un totale di centosessantatré alloggi e un investimento di 216.000.000 di lire. L’incarico di progettazione, esecuzione e contabilizzazione del programma costruttivo è affidato all’Istituto Autonomo Case Popolare di Ravenna.

Nonostante il Comune di Ravenna, nella seduta di Giunta del 30 luglio 1957, delibera la cessione a titolo gratuito di un’area di circa 9.000 mq a Marina di Ravenna (all’angolo delle vie Ciro Menotti-IV Novembre) per la costruzione delle case dei profughi, senza assumere però alcun impegno per i servizi, la somma stanziata dal Ministero dei Lavori Pubblici risulta insufficiente e gli alloggi, dai previsti centosessantatré, vengono ridotti a centoquarantotto suddivisi in sette fabbricati.

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