Già nel 1946 Ravenna ospitava diversi gruppi di profughi, famiglie o singoli individui provenienti da Zara o Pola, giunti spesso da parenti o conoscenti residenti in città o provincia, come attestato da alcune “cartelle personali del profugo” conservate nell’archivio dell’Ente Comunale di Assistenza di Ravenna.
Da una raccomandata inviata all’Ufficio staccato Alta Italia dal Prefetto di Ravenna sappiamo con certezza che alla data del 7 maggio 1946 risiedono in Provincia di Ravenna venti profughi giuliani e settantuno profughi dalmati.
La possibilità del sopraggiungere di ulteriori profughi allarma le autorità locali. In una lettera del 10 settembre 1946 indirizzata al superiore Ministero, il direttore dell’Ufficio provinciale di assistenza post-bellica di Ravenna manifesta le sue preoccupazioni per l’eventuale arrivo di profughi provenienti dalla Venezia Giulia a causa delle condizioni disastrose in cui versa l’intera provincia ravennate. Come si legge nella “Relazione generale sulla situazione dei bisognosi di assistenza e sulle abitazioni danneggiate”, redatta dal Prefetto il 31 ottobre 1945, “la situazione delle abitazioni in provincia di Ravenna è veramente delicata in conseguenza del lungo stazionare del fronte di battaglia nella zona del Senio”. Risultano inoltre, tra la categoria dei profughi, circa 750 persone da assistere, a cui si devono aggiungere le migliaia di assistiti afferenti alle restanti categorie (ex partigiani, sinistrati, assistiti). Il direttore chiede pertanto “l’interessamento di codesto Ministero perché faccia conoscere a chi di dovere ed in modo particolare ai Comitati per l’assistenza ai profughi dalla Venezia Giulia, quali sono i campi di raccolta che hanno la possibilità di accogliere eventuali profughi giuliani”, in considerazione anche della situazione in cui versa il servizio ferroviario, che ancora nel gennaio 1947 manca del collegamento con Rimini.
Tale circostanza non consente quindi l’istituzione nella provincia ravennate di centri di raccolta. Viene comunque garantita, pur con grande difficoltà, l’assistenza temporanea ai profughi di passaggio.
A fine gennaio 1947 il Comitato Comunale di Assistenza Post-Bellica di Ravenna informa l’Ufficio di Pola di essere riuscito ad organizzare un dormitorio di 100 posti per il transito temporaneo di profughi da Pola, specificando l’impossibilità di concedere anche l’uso di materassi e coperte e ribadendo, peraltro, che i profughi “non potranno sostare a Ravenna che due o tre giorni”.
Oltre all’accoglienza dei profughi giuliani, nel febbraio 1947 emerge anche il problema della gestione delle masserizie che giungono a Ravenna via mare e vengono depositate presso i Silos granari del Candiano.
Il trasporto delle masserizie dei profughi
ASRa, Ufficio provinciale di assistenza post-bellica, b. 44, fasc. 1
Un certo numero di profughi restano a Ravenna assistiti attraverso l’erogazione dei sussidi previsti dai vari decreti legislativi per il tramite dell’Ente Comunale di Assistenza (ECA).
Al 31 dicembre 1948 i profughi assistiti a Ravenna con il solo sussidio sono 31 (10 capofamiglia e 21 familiari), mentre nel gennaio 1954 sono 90 (42 capofamiglia e 48 familiari).