I disordini dovuti allo scontro con le bande fasciste cominciano a presentarsi già negli anni immediatamente precedenti alla devastazione della Federazione, in particolare nel 1921 nel corso della celebrazione dei seicento anni dalla morte di Dante; si tratta della cosiddetta “marcia su Ravenna”. Tremila camice nere giungevano in città per “l’omaggio al sommo poeta”, dedicandosi in realtà alla distruzione di numerose organizzazioni socialiste e comuniste. Col pretesto di un presunto colpo di pistola sparato sui fascisti (in realtà esploso dagli stessi fascisti contro un tesserato della Camera per il lavoro) intrapresero numerose azioni punitive che andarono a colpire sedi di sindacati, vari circoli politici e la stessa sede della Federazione della cooperative.
Telegrammi a Nullo Baldini
Le prime avvisaglie della violenza fascista erano in realtà già del 1920, ma né i repubblicani né i socialisti le presero sul serio; è dall’anno successivo che la gravità della minaccia fascista viene pienamente riconosciuta. Troviamo testimonianze delle violenze perpetrate a danno delle Case del Popolo e di cooperatori e di esponenti socialisti nelle carte dell’Archivio di Gabinetto della Prefettura (b. 12). La situazione è talmente drammatica che il Ministero dell’Interno affida la gestione dell’ordine pubblico della provincia direttamente al Prefetto di Bologna.
Telegramma a Bonomi
15 luglio 1921
Baldini telegrafa al Presidente del Consiglio dei Ministri Bonomi riferendo un attacco ad una Cooperativa di Consumo a San Patrizio di Conselice e chiedendo di provvedere urgentemente per evitare episodi da guerra civile
Lettera della Federazione delle Cooperative al Prefetto
15 settembre 1921
La Federazione delle Cooperative della provincia di Ravenna scrive al Prefetto evidenziando che “fra le masse operaie serpeggia vivo fermento […] Se a Ravenna esiste ancora qualcuno che ha tenue senso di responsabilità dovrebbe rendersi conto della gravità della situazione e provvedere”
15 settembre 1921: la Federazione delle Cooperative della provincia di Ravenna scrive al Prefetto evidenziando che “fra le masse operaie serpeggia vivo fermento […] Se a Ravenna esiste ancora qualcuno che ha tenue senso di responsabilità dovrebbe rendersi conto della gravità della situazione e provvedere”.
Ordine di servizio della Questura di Ravenna in cui si dispongono le misure per far fronte alle speciali condizioni dell’ordine e della sicurezza pubblica
Telegramma cifrato del Prefetto di Bologna Mori sulla necessità di non eccitare lo spirito pubblico attraverso i giornali
Lettera del Ministero dell’Interno
Il Ministero dell’Interno dispone l’affidamento dei servizi di pubblica sicurezza a Ravenna al Prefetto di Bologna
L’assalto alla sede della Federazione delle Cooperative
- Il contesto economico e sociale
- Ravenna, 26 luglio-1 agosto 1922. I fatti e le fonti
- Il fascicolo del Giudice Istruttore: la relazione della Questura
- Il fascicolo del Giudice Istruttore: la deposizione di Nullo Baldini
- Il fascicolo del Giudice Istruttore: la perizia dei danni
- Il fascicolo del Giudice Istruttore: la sentenza
- Dopo l’assalto